Imprenditori sociali: dite la vostra!

Si terrà il 16 e 17 gennaio a Strasburgo la conferenza Social entrepreneurs: have your say!

L'evento, promosso dalla Commissione Europea e organizzato dal commissario Michel Barnier insieme ai colleghi Antonio Tajani e László Andor, e con il Comitato Economico e Sociale, farà il punto sull'ambiziosa Social Business Initiative proposta due anni fa, ma allo stesso tempo sarà un'occasione per riflettere insieme sul futuro in merito ai provvedimenti da prendere per costruire un ecosistema duraturo che favorisca l'impresa sociale. Si tratta di un'importante occasione di incontro per tutti coloro che sono interessati al settore, al fine di stabilire insieme un percorso coerente e far crescere un'imprenditoria sociale forte e dinamica in tutta Europa.

Gli obiettivi sono:

  • Fare un bilancio dei risultati e dell'implementazione della Social Business Initiative (SBI – 25 October 2011)

  • Identificare le priorità di azione futura e determinare il valore aggiunto dell'UE per un cambiamento su vasta scala dell'imprenditoria sociale

  • Creare un ambiente innovatore e partecipativo in cui gli stakeholder si impegnino a sviluppare un'agenda Europea per i prossimi 3-5 anni

  • Rafforzare la rete degli stakeholder per sostenere l'emergere e la moltiplicazione di iniziative e best practises

  • Sensibilizzare gli attori istituzionali e sostenere la “proprietà”.

Per avere un'anticipazione dei temi che si tratteranno a Strasburgo abbiamo rivolto alcune domande al professor Carlo Borzaga, docente dell'Università degli Studi di Trento e presidente di Euricse, che parteciperà all'evento.

Prof. Borzaga, perché è importante la conferenza Have Your Say? Cosa cambierà per l'impresa sociale e come?

Rappresenta un passaggio intermedio dell'iniziativa della Commissione Europea che ha preso il via con la Social Business Initiative dove l'Unione ha riconosciuto in maniera formale l'esistenza di questa forma di imprenditorialità fortemente orientata in senso sociale e ha anche tentato di darne una definizione in grado di comprendere le esperienze presenti nei vari paesi europei. La stessa comunicazione indica una serie di misure a sostegno dell'impresa sociale. Alcune sono partite quasi subito: ad esempio è stata inserita in maniera molto estesa la possibilità di sostegno delle imprese sociali attraverso i fondi strutturali. Chiaramente i paesi membri rimangono liberi, in quanto hanno dei margini piuttosto ampi nell'utilizzare questi fondi. È partita la costituzione dei fondi di finanziamento per l'impresa sociale, con tutto ciò che è connesso, e successivamente lo studio sull'impatto sociale, che dovrebbe servire per decidere sugli investimenti. Inoltre, la Commissione ha iniziato a rivedere alcune normative sugli aiuti di stato, che erano già in corso di revisione, sulle modalità di esternalizzazione dei servizi, quindi sulle gare e sui bandi. Ci sono state una serie di riflessioni su allentamenti, modifiche funzionali al sostegno dell'impresa sociale. La Commissione ha avviato il mapping, cioè un'analisi dello stato dell'impresa sociale nei diversi paesi, affidata ad una società di cui sono il responsabile. Ci è stato richiesto di fare un controllo di qualità dei prodotti, abbiamo già avuto diverse riunioni, e il rapporto finale, con una mappatura dello stato dell'impresa sociale in Europa, dovrebbe essere pronto per metà dell'anno prossimo. Chiaramente non tutte le iniziative previste dalla SBI sono partite. Alcune partiranno dopo il mapping, che farà anche un quadro della situazione degli assetti normativi. La conferenza è un'occasione per fare il punto, non solo all'interno della Commissione o del GECES - Groupe d'experts de la Commission sur l'entrepreneuriat social - che è il gruppo che segue lo sviluppo della SBI, ma anche con gli stakeholder di riferimento, gli imprenditori sociali, i responsabili ministeriali e pubblici dei vari paesi. É un modo per fare il punto e anche un modo per presentare la SBI: era già stata presentata nel 2011, ma allora era solo un documento. Adesso la Commissione presenterà i passi avanti fatti in questi anni, i problemi aperti, e sarà importante perché alla fine verrà approvato un documento condiviso di indirizzi, di strategie, che questa Commissione, il cui mandato terminerà il 31 ottobre 2014, consegnerà alla prossima. Quindi siamo di fronte ad un passaggio importante.

Quindi prima della SBI non c'era una definizione condivisa in Europa?

Non c'era una definizione comunitaria di impresa sociale; c'erano definizioni proposte dalla letteratura, la stessa definizione del network di ricerca internazionale EMES, ma non c'era una definizione condivisa da parte delle strutture comunitarie dell'impresa sociale. Ciò non ha impedito il finanziamento di esperienze di questo tipo, o il richiamo all'impresa sociale anche nei documenti comunitari, ma senza che ci fosse una definizione precisa, quindi lasciando molti spazi di libertà ai paesi membri nell'applicazione dei fondi strutturali.

Quali sono i temi più rilevanti che saranno affrontati in quest'occasione?
Sono praticamente tutti i temi che sono dentro all'iniziativa: finanziamenti, impatto sociale, definizione ed aspetti giuridici, fondi sociali e regole di concorrenza. Poi se ne toccheranno anche altri “minori”, come la ricerca.

Quale sarà il contributo del gruppo GECES, in occasione della Conferenza e più in generale come giudica il suo operato e i risultati ottenuti ad un anno di distanza dalla creazione?

Il gruppo GECES è piuttosto composito poichè deve avere riferimenti da tutti gli stati membri, un equilibrio tra accademici, pratictioners, responsabili politici, dei ministeri e delle regioni, nonché di genere. Saranno una ventina ad essere davvero esperti di imprenditoria sociale, ad intervenire spesso, contestare la Commissione etc, una componente non particolarmente rilevante. C'è una parte non piccola di persone che proviene da paesi dove non c'erano esperienze di imprenditoria sociale o che rappresentano mondi che non sono esattamente quello dell'impresa sociale, come la cooperazione, l'associazionismo, che si occupano di temi molto specifici e danno contributi limitati. Sicuramente coloro che hanno competenza stanno dando una mano abbastanza rilevante, tant'è che anche nella conferenza c'è un impegno notevole di GECES nelle varie sessioni. Per quanto riguarda il funzionamento, abbiamo spesso contestato la Commissione perché l'agenda degli incontri è un po' troppo eterodiretta, cioè decisa dalla Commissione, quindi c'è una certa tensione, però credo che sia abbastanza naturale: siamo un gruppo grande, ci troviamo solo due volte l'anno, quindi non è facile stabilire l'agenda. Io lo trovo utile comunque, anche se con questi difetti. Lo si può vedere in un'occasione come questa, ma anche nel caso del mapping sull'impresa sociale: quando c'è bisogno di esperti la Commissione ha un bacino dal quale può attingere abbastanza facilmente.

E per quanto riguarda i risultati del lavoro del gruppo?

Più che i risultati del gruppo in sé, quelli dell'azione complessiva -Commissione e GECES- sono sicuramente positivi. Sono stati fatti passi avanti significativi su alcuni temi. La stessa Commissione e i funzionari europei hanno imparato parecchio su un tema di cui non erano necessariamente esperti. Resta molto da fare, nel senso che in questi mesi la Commissione si è impegnata molto. In questo senso il GECES è stato un po' eterodiretto, ha privilegiato alcuni aspetti che secondo molti di noi sono importanti, ma non fondamentali, come la finanza e il social impact. C'è stato molto lavoro su temi che non erano necessariamente prioritari, mentre altri che sono stati tralasciati, ad esempio il legal framework, potrebbero aiutare i paesi che non hanno una tradizione di imprenditoria sociale. Però nella conferenza ci sono anche questi temi e questo è il frutto della collaborazione.

Qual è il contributo di Euricse in occasione della Conferenza? Chi e quando interverrà?

A Felice Scalvini sono affidate l'introduzione e la conclusione dei lavori del workshop dal titolo Legal aspects of social enterprises: Regulatory framework, European forms, corporate governance, che si terrà giovedì 16. Io modererò la parte relativa alle definizioni intitolata What is a social enterprise?, mentre il prof. Antonio Fici quella sugli aspetti giuridici dal titolo Existing regulatory framework: where are we today?. Noi di Euricse ci siamo ritagliati questo spazio perché, più che insistere sulla finanza, che non ci convince tantissimo, abbiamo cercato di spingere sul legal framework, una tematica di cui ci siamo occupati parecchio. In realtà, il mio intervento è un'introduzione alla parte normativa ragionando sulle definizioni. Si può quindi dire che ci siano due temi: il primo intende capire se la definizione regga o no e se vada perfezionata, il secondo come questa possa essere tradotta in assetti giuridici. Daremo una mano anche a fare la dichiarazione finale, di cui ci è stato chiesto di occuparci. In più, la settimana scorsa abbiamo concordato con la Commissione, insieme con EMES, una sessione ad hoc venerdì 17 sul tema della ricerca. In questa occasione parlerò del mapping delle imprese sociali portato avanti fino ad adesso nella parte intitolata Three major ongoing pan-European research approaches on social enterprise, mentre Gianluca Salvatori interverrà alla tavola rotonda Toward a SI community: the contribution of research. I temi trattati saranno la ricerca in Horizon 2020, il tema dell'impresa sociale e dell'innovazione sociale, con particolare riferimento alla riforma dei modelli di welfare. Anche questa sessione è importante, in quanto la ricerca è prevista tra le varie azioni della SBI per lo sviluppo dell'impresa sociale. E dato che era rimasta fuori dalla conferenza, l'abbiamo presa in carico noi.

E quale sarà l'utilizzo della dichiarazione finale?

Diventerà un documento ufficiale dell'UE. Sulla Social Business Initiative sono già intervenuti il Parlamento Europeo, il Comitato Economico e Sociale, non solo la Commissione. Probabilmente su questo documento interverrà il futuro Parlamento Europeo e quindi diventerà una sorta di cerniera tra una Commissione e l'altra: quella attuale lascia in eredità alla prossima un'esperienza, un'elaborazione, una serie di linee di sviluppo.

Quali sono le sfide più importanti nel 2014 per l'impresa sociale a livello europeo?

La sfida più grossa è che la nuova Commissione si faccia carico del tema, poiché senza questa premessa non si va da nessuna parte. Si tratta, quindi, di riuscire ad avere un Parlamento ed una Commissione che continuino sulla linea adottata nel 2011. La seconda sfida è orientare la Commissione su temi diversi da quelli trattati finora. Rimango convinto che su alcune questioni come quella della finanza si è insistito troppo, mentre di altre, come delle regole del public procurement, dell'esternalizzazione e della fiscalità delle imprese sociali, si è parlato troppo poco. Poi c'è una terza sfida, che riguarda la gestione dei fondi strutturali da parte degli stati membri. Si tratta di riuscire a spingere i singoli paesi ad un uso dei fondi strutturali molto orientato verso lo sviluppo dell'impresa sociale, evitando che diventino tutti ammortizzatori sociali, cioè politiche passive, ma piuttosto politiche attive di sviluppo dell'impresa sociale - incubatori, lanci di idee, sperimentazioni, messa in collegamento con altre esperienze in giro per l'Europa – in modo da creare un ambiente favorevole al suo sviluppo. Io proporrò nella dichiarazione finale che si mantenga una quota significativa di questi fondi e che siano destinati a promuovere l'impresa sociale a livello europeo, per evitare che i paesi dove c'è una scarsa sensibilità politica per questi temi – e in Europa ci sono paesi più caldi o più freddi al riguardo – vengano tagliati fuori dal processo di sviluppo dell'imprenditoria sociale. Se le istituzioni europee tengono un po' di fondi strutturali per usarli per progetti europei, le realtà emergenti possono essere agganciati magari da gruppi proposti e gestiti da paesi con esperienze più consolidate, di modo che le iniziative in via di sviluppo non siano abbandonate a se stesse.
Quindi le sfide sono sostanzialmente tre: che passi il testimone alla nuova Commissione; che questa avvii una riflessione sugli aspetti su cui si è riflettuto poco finora, oltre a quelle che sono previste dalla SBI (forse un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo non sarebbe male); e poi un lavoro sugli stati membri perché utilizzino le possibilità offerte dai fondi strutturali.

Il discorso a livello nazionale sul cambiamento della legislazione sull'imprenditoria sociale tiene conto degli input che vengono dall'Unione Europea?

Non c'è un obbligo di farlo, ma siccome in molti paesi esistono già leggi sull'impresa sociale si potrebbe pensare di avviare una procedura di coordinamento, dove l'Unione non impone nulla, ma avvia un processo di convergenza intorno al tema. É stato già fatto anche per i sistemi sanitari, per i quali la Commissione non ha poteri, ma ha un ufficio che lavora sull'analisi dei vari sistemi e cambiamenti e fa consulenza ai paesi membri. Altrimenti si rischia che i paesi membri continuino ad affidarsi a consulenze spot che possono produrre scelte legislative incoerenti.